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Nome: emanuele chesi
giornalista professionista dal 1991 risiedo e lavoro a Forli nella redazione del Resto del Carlino emanuele.chesi@ilcarlino.net

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martedì, 27 maggio 2008

Passeggiata antidegrado a Forlì

di EMANUELE CHESI
IL LUOGO di ritrovo è suggestivo: il palazzo dell’ex Gioventù italiana del littorio nel viale della stazione. I partecipanti però,a parte due robusti soggetti in regolamentare maglietta nera e cappellino delle Frecce tricolori, sono ben poco marziali. A partire da Luca Bartolini, mingherlino padre di famiglia con un curriculum da democristiano di lungo corso. L’accusa di squadrismo? C’è chi si indigna, chi sorride. Alla partenza della ‘passeggiata antidegrado’ di Alleanza nazionale, ieri sera alle 20.30, il presidente provinciale Bartolini mette le mani avanti: «Non è una ronda, vogliamo semplicemente segnalare le situazioni di degrado e dimostrare al sindaco che Forlì non è più quella di dieci anni fa...». La parola d’ordine è non accettare provocazioni. Sì, perché a sorpresa spuntano una ventina di giovanissimi contestatori. Per tutta la sera talloneranno i militanti di Alleanza nazionale — intanto se ne sono radunati una cinquantina — con slogan e sfottò.

IL PERCORSO della marcia si snoda tra quelli che, secondo l’analisi di An, sono i punti caldi del degrado forlivese: la stazione ferroviaria in primis. «Le ragazze hanno paura a frequentarla di sera» assicura Bartolini. «E lì davanti, dietro il supermercato c’è un ritrovo di gentaglia» incalza un anziano simpatizzante di An con bici al seguito. La tappa successiva è l’ex Eridania. I ‘passeggiatori’ si avventurano tra i rovi e le macerie a caccia di degrado, ma in un’area abbandonata si va a colpo sicuro. Sulla via del centro, alla rotonda Santa Chiara, il corteo si ferma a soccorrere due rumeni caduti in motorino. Roba da boy-scout, altro che squadristi. Ma i commenti sull’«invasione di stranieri» e «non si può più uscire tranquilli di sera» si sprecano tra i partecipanti all’iniziativa. Non è soltanto razzismo legare immigrazione e degrado? «No — si difende Bartolini - è vero che il degrado è un fenomeno più ampio, ma specialmente nel centro storico vediamo le colpe dell’amministrazione comunale. L’abbandono unito all’esplosione del numero degli immigrati ha creato le condizioni attuali».

LA ‘PASSEGGIATA’ antidegrado divisa in due tronconi ora riconverge nella zona di via Fossato Vecchio. La zona della moschea. In realtà, al passaggio degli aennini, tutto appare tranquillo e abbastanza pulito. Bisogna andare a cercare con cura un esempio di degrado: tre carcasse di biciclette. Ma qui la destra incrocia di nuovo la sinistra. I giovani contestatori tallonano il gruppone di An (ma qualcuno è già andato a casa). Le scintille sono solo verbali: si va dal classico «Fascisti carogne tornate nelle fogne» al più originale «Il degrado siete voi». Non vuole apparire come una contro-manifestazione organizzata: «Non serve organizzazione per reagire a queste cose, basta il buonsenso» dice un ragazzo in maglia rossa e calzoni militari. «Gli brucia perché hanno perso le elezioni» commenta a bassa voce una militante di An pochi metri più avanti. Mentre il doppio corteo imbocca piazza delle Erbe, un’altra aennina sbotta: «Ma insomma! Non sono reato tutti questi schiamazzi notturni?». La tensione si stempera in corso Mazzini quando il gruppo di An viene imbottigliato da un camion dei rifiuti in retromarcia: prevedibili gli sfottò dei ‘rossi’. Poi, attorno alle 22, la ‘passeggiata antidegrado’ finisce in piazza Saffi, semideserta come al solito, in più buia per un blackout all’illuminazione dei palazzi. E il chiostro di San Mercuriale avvolto dalle ombre. Un vero degrado.

dal Resto del Carlino Forlì del 28.5.2008

postato da: ecarchive alle ore 11:41 | link |
categorie: forlì
sabato, 24 maggio 2008

Ronde antidegrado e assistenti civici

BASTA un nonnetto volontario armato di telefonino a rassicurare il forlivese che scruta il degrado in tivù e ha paura a uscire di casa? Ai piani alti del Municipio pensano di sì. O almeno sono convinti che la nuova figura dell’assistente civico volontario possa contribuire a innalzare il livello di ‘sicurezza percepita’, nell’ambito di una più articolata serie di iniziative. «Che non sono ronde — chiarisce il sindaco Nadia Masini — perché Forlì non ne ha bisogno». E sull’incandescente correlazione tra immigrazione e insicurezza dilagante? «La legalità va sempre fatta rispettare ma servono meno ronde e più politiche d’integrazione».

MA DI COS’HA bisogno allora Forlì, dove autorità e forze di polizia assicurano in coro che non c’è nessun allarme criminalità (ma dove paure e lamentele grandinano di continuo)? «Prevenzione e partecipazione, politiche diverse che aumentino la coesione sociale» sintetizza il sindaco. Il mezzo scelto sono appunto gli assistenti civici: volontari — reclutati attraverso un bando rivolto alle associazioni di volontariato — che ‘pattuglieranno’ pacificamente la città e i parchi senza sostituirsi ai vigili urbani ma anzi aiutandoli nelle loro funzioni di vigilanza e assistenza ai cittadini. In sostanza appena un passo in più rispetto ai ‘nonni vigili’ che si vedono già davanti alle scuole. «La loro azione sarà volta a cogliere le situazioni di degrado e segnalarle agli organi preposti — rimarca il sindaco — ma dovranno far sentire anche ai cittadini che sono ascoltati, rafforzando il senso di sicurezza generale». Un’azione a largo raggio insomma, da ‘facilitatori’ nei rapporti con le istituzioni. E con un occhio particolare rivolto agli ‘ospiti’, studenti fuorisede o immigrati. Anzi, come avviene in altre città che hanno già percorso questa esperienza (Modena e Bologna), non si esclude che gli stessi stranieri possano partecipare all’iniziativa.

BANDITI gli atteggiamenti aggressivi o da sceriffi, gli assistenti civici saranno riconoscibili per una pettorina o una fascia al braccio, e saranno inoltre dotati di un cellulare per comunicare con le forze di polizia. Il progetto, che avrà un costo iniziale per il Comune di 14 mila euro, è stato studiato insieme alle associazioni di volontariato forlivesi. «Questo è proprio il nostro ruolo: cambiare la realtà in positivo — spiega Gilberto Bagnoli, presidente del comitato paritetico del volontariato — In questo modo è la comunità stessa che lavora perché ci sia più sicurezza sul territorio».

IN PARALLELO con l’introduzione degli assistenti civici, intanto va avanti un ampio ventaglio di iniziative comunali in tema di sicurezza. Nel giro dei prossimi mesi raddoppieranno le telecamere installate in città con compiti di videosorveglianza e controllo del traffico, fino a oltrepassare il centinaio di impianti. Verrà installata una ‘colonnina di soccorso’ al Parco urbano collegata con la centrale della polizia municipale. Sarà potenziato lo sportello di supporto alle vittime dei reati presso il comando dei vigili urbani, col compito di indirizzare le persone che hanno subìto reati verso le strutture e i servizi più indicati. Proseguiranno le attività di sensibilizzazione sul pericolo della guida in stato d’ebbrezza con la distribuzione di etilometri nei locali frequentati dai giovani. E si continuerà a bussare alla Regione per reperire fondi per interventi di riqualificazione in aree a rischio degrado. «Che però a Forlì non ci sono realmente, perlomeno nei termini che vediamo in altre città — specifica il comandante della polizia municipale, Giorgio Morrone — Le concentrazioni di stranieri in alcune aree del centro storico? Al di là di fatti sporadici, non si va oltre liti tra di loro. Non c’è nessuna emergenza».

Emanuele Chesi

dal Resto del Carlino Forlì del 25.5.2007

postato da: ecarchive alle ore 09:53 | link |
categorie: politica
giovedì, 24 aprile 2008

V2-Day

PER ORA sono una ventina di giovani volontari animati da una grande passione civile, senza bardature ideologiche e sudditanze, nemmeno — assicurano — verso il loro nume tutelare: Beppe Grillo. Ma ben presto potrebbero diventare la novità più interessante (e destabilizzante?) del plumbeo panorama politico forlivese. I ‘grillini’ locali — che si muovono in rete attorno alla piazza virtuale del meet-up ‘ForGrillo Amici di Beppe Grillo’ — per il momento fanno melina sull’ipotesi di dar vita a una lista civica per le prossime elezioni amministrative. Ma la direzione è quella. «Ci stiamo lavorando, presto ci saranno novità» ammette Simone Barzanti, portavoce degli organizzatori del V-day del 25 aprile. Il secondo dell’‘era Grillo’, presentato ieri insieme a Fabio Torelli di ‘ForGrillo’ e Michela Nanni del ‘Clan-destino’.

ED È INFATTI questo l’appuntamento immediato dei ‘grillini’ forlivesi. Il prossimo 25 aprile all’arena del parco di via Dragoni si svolgerà infatti il secondo V-day ispirato da Beppe Grillo sulla libertà d’informazione. Al centro della manifestazione ci sarà la raccolta di firme a sostegno di tre referendum. Il primo riguarda l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, il secondo l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria e il terzo l’abolizione della ‘Legge Gasparri’ sul sistema televisivo. I tre referendum sono indirizzati, secondo Grillo e i suoi sostenitori, a «liberare l’informazione», abrogando quindi i limiti all’esercizio della professione giornalistica, le diverse forme di finanziamento statale ai giornali (dagli organi di partito alle cooperative, ai grandi gruppi editoriali, per diverse centinaia di milioni di euro all’anno) e infine il duopolio televisivo tra Rai e Mediaset, condannato anche da una sentenza dell’Unione europea non applicata dallo Stato italiano.

SI POTRÀ FIRMARE per tutto il giorno, sempre al Parco di via Dragoni, dalle 9 alle 24. Ma la giornata — in contemporanea con altre 400 piazze italiane — prevede anche momenti di animazione, riflessione e spettacolo: diretta tv con la manifestazione nazionale di Torino (dalle 18.30 alle 22 collegamento con Beppe Grillo, Travaglio Fo e altri), dalle 15 alle 16 ‘gioco della citazione’ con frasi tratte dai giornali, alle 17.30 presentazione del libro ‘Stato a Rovescio’ con l’autore Nicola Andrucci, alle 22 concerto di ‘Blastema’ e ‘Out Season’.
Assieme al gruppo ‘Forgrillo’, la manifestazione è organizzata da Clan-destino, ilpassatore.it, Miz di Cesena e Via Terrea. I promotori preannunciano anche altre iniziative, in particolare serate di dibattito sui temi che raramente trovano spazio sui media nazionali.
Emanuele Chesi
 
postato da: ecarchive alle ore 15:56 | link |
categorie: media
sabato, 12 aprile 2008

Aprigliano: Contro di me una manovra di affaristi e politici

«HANNO PASSATO ai raggi x i miei conti per tre anni e non è emerso nulla. Nulla. Sfido qualunque imprenditore a sostenere il mio stesso esame senza incappare nemmeno in una multa della Guardia di finanza». Per Francesco Aprigliano, ieri nella polvere per la diffusione della notizia della proroga delle indagini per bancarotta, oggi è il giorno della rivincita. O almeno lui ne è fermamente convinto. Annuncia infatti con soddisfazione: «Sono state archiviate le accuse di associazione a delinquere, riciclaggio e usura che avevano originato questa assurda vicenda giudiziaria».
Lei resta però indagato per bancarotta fraudolenta in concorso col costruttore edile Salvatore D’Elia e altre persone. Non ha paura?
«No, sono fiducioso. Perché l’onore mi è stato reso dall’archiviazione delle accuse più infamanti. Ho sempre detto che non c’era nulla e tre anni di indagini lo hanno chiarito. Il resto si chiarirà e finirà tutto a tarallucci e vino. Intanto questa vittoria voglio dedicarla al compianto fraterno amico avvocato Giovanni Fontana Elliot. Fu lui che mi avvisò che D’Elia era un personaggio pericoloso. ma nel momento in cui mi piovvero addosso le accuse più pesanti mi rimase amico. Non lo dimentico».
Chiariamo intanto i suoi legami con D’Elia: tutti sanno che per anni sono stati strettissimi. Merito delle comuni origini calabresi?
«La Calabria non c’entra nulla. Tra il mio paese, Rossano, e il suo, Cassano allo Ionio, c’è la differenza che passa tra l’oro e il legno. D’Elia l’ho conosciuto a Forlì nel 2003, me lo presentò un amico poliziotto. Era già un affermato imprenditore ma ci siamo frequentati a lungo per pura amicizia familiare. E’ stato anche padrino di mio figlio per la cresima. Poi quando è scoppiato il caso e mi sono reso conto di chi era veramente, ho chiesto al vescovo di annullare quell’atto...».
Lei era in affari con D’Elia?
«Macché, l’unico rapporto con lui è stato l’acquisto di un appartamento in via Balassi da parte di mia moglie, imprenditrice immobiliare, col versamento di un anticipo di 91mila euro. E come me hanno fatto altri che ora si ritrovano indagati per questa ipotesi incredibile della bancarotta. Quando ci siamo accorti che D’Elia era sull’orlo del fallimento infatti abbiamo voluto rassicurazioni sull’affare e ci siamo accorti che non possedeva neppure i terreni su cui costruire le case».
Quindi vi siete fatti ridare i soldi?
«Certo. Anzi, alcuni amici sono riusciti a riprendere l’anticipo. Noi, quando siamo andati a incassare l’assegno che ci era stato consegnato, abbiamo avuto la brutta sorpresa di vedere che era scoperto. Quindi lo abbiamo protestato e abbiamo fatto pignorare i suoi appartamenti in via Bernardi. Ora siamo indagati per aver sottratto soldi al fallimento: in realtà i nostri soldi li abbiamo persi!».
Scusi Aprigliano, ma com’è possibile che un normale poliziotto diventi da un giorno all’altro imprenditore immobiliare?
«Intanto io non sono imprenditore. E’ mia moglie ad essere socia di alcune aziende che operano in questo campo. E sia chiaro che l’imprenditrice è lei, non è un burattino di Aprigliano. I nostri soldi non hanno origini misteriose: tutto è iniziato con la vendita dell’80% delle quote di ‘Giovani in divisa’, l’agenzia di formazione per le forze dell’ordine che lavora in tutta Italia e che noi abbiamo creato e portato al successo in pochi anni».
Lei un personaggio pubblico, un poliziotto, un amministratore comunale. Non ritiene di aver avuto comportamenti troppo disinvolti mettendo le mani in affari immobiliari?
«Ripeto che io non mi sono occupato di affari. In ogni caso nulla vieta a un amministratore pubblico di fare l’imprenditore. E svolgendo un incarico nazionale come sindacalista, non ricopro le funzioni di poliziotto da diversi anni. D’altra parte io sono favorevole al secondo, al terzo e anche al quarto lavoro!».
La sua attività politica continua in maniera inalterata?
«Vado a testa alta. Ma i miei legali si stanno occupando di valutare le circostanze nelle quali è emersa la notizia della proroga delle indagini per bancarotta, una mera ipotesi di reato senza alcun fondamento. Io ci vedo dietro una manovra di ambienti imprenditoriali, politici e anche di rappresentanti delle forze di polizia. Con l’esclusione dei carabinieri. Se venissi rinviato a giudizio non mi farei più vedere in giro. Ma non accadrà, sono tranquillo».
postato da: ecarchive alle ore 16:56 | link |
categorie: politica
mercoledì, 23 gennaio 2008

Servadei contro Grillo

 
di EMANUELE CHESI
A VEDERLO sfilare in bicicletta lungo corso della Repubblica gli daresti senz’altro vent’anni di meno. Eppure Stefano Servadei festeggia oggi l’ottantacinquesimo compleanno. Col curriculum che si ritrova — vicepresidente della Provincia, consigliere comunale, deputato, sottosegretario al governo, ancor oggi animatore della battaglia per l’autonomia della Romagna — si direbbe che la vita politica fa bene alla salute. «Ma la mia è stata una vita di sacrifici, di passione, di impegno» afferma Servadei.
Professionista della politica?
«Non mi sono mai sentito tale e d’altra parte fare politica nel dopoguerra era un’altra cosa. Non c’erano certo gli stipendi di adesso ed io mi sono sempre tenuta stretta la mia professione di dottore commercialista».
Ma dall’alto della sua pensione da parlamentare non si sente un po’ nel mirino delle polemiche contro la ‘Casta’?
«No, perché io queste cose le ho sempre dette. Già negli anni settanta, quando ero questore alla Camera, puntai i piedi contro le spese allegre dei deputati e una proposta di legge dei comunisti che volevano concedere la pensione ai parlamentari dopo appena un anno di legislatura. Scrissi ai segretari dei sindacati e trovai il consenso di Luciano Lama. In seguito mi battei contro l’esenzione dalle tasse per il 40% dello stipendio dei parlamentari. E così feci anche per lo spaccio interno della Camera, dove si vendevano prodotti a prezzi irrisori. E ne approfittavano anche i giornalisti!».

SERVADEI
ancora oggi è però un difensore della competenza tecnica in politica: «La proposta di Grillo di un limite ai mandati parlamentari? «E’ stupido affidare agli automatismi la scelta dei rappresentanti. Chi dimostra capacità merita la riconferma. Anche se obiettivamente riconosco che è preferibile un politico galantuomo a un politico intelligente».
Oltre la passione e la rettitudine, anche la libertà è un requisito importante per un politico:
«Quando si affida interamente la propria vita e il mantenimento della famiglia alla politica, allora si diventa schiavi del partito, si perde l’autonomia».

DA ANNI
ormai Servadei si trincera dietro l’età per non immischiarsi nella politica politicante. Anche se non rinuncia certo alle sue battaglie. In primo luogo quella per l’autonomia della Romagna. La sconfitta del referendum costituzionale, con la proposta del centrodestra che avrebbe potuto istituire la regione Romagna, non ha gelato le sue speranze. «No di certo, andiamo avanti perché è una battaglia giusta, di libertà e di riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei romagnoli — spiega —. Il referendum per l’autonomia si può ancora fare per via ordinaria, con la richiesta di consigli comunali che rappresentano un terzo della popolazione interessata». Finora lui, vecchio socialista e antifascista, ha incassato su questa strada l’opposizione della sinistra e l’appoggio del centrodestra. Ma non demorde: «La situazione politica è in evoluzione. E’ nato il Partito democratico e noi vogliamo metterlo alla prova. Dicono che terranno in conto il parere dei cittadini. Vedremo». Per Servadei c’è ancora una battaglia da combattere, con lo stesso impegno e la stessa passione dei suoi primi 85 anni.
 
postato da: ecarchive alle ore 17:01 | link |
categorie: politica
venerdì, 16 novembre 2007

Tuxedomoon, trent'anni in una notte

TUXEDOMOON

‘TEN YEARS in one night’, uno dei loro dischi più intriganti e intensi, è del 1989 e manifesta già dal titolo lo stupore per essere lì, insieme dopo dieci anni di rivolgimenti musicali e personali, spaccature e migrazioni da una sponda all’altra dell’Atlantico. Stasera alle 22.30 al Naima di via Somalia, con l’ennesimo ritrovo dei vecchi compagni d’arme della scena new wave californiana, i reduci Tuxedomoon festeggiano addirittura tre decenni di palcoscenico. Etichettati di volta in volta come post-punk, electro-punk, avantgarde e altro ancora, i Tuxedomoon — il nome nasce dall’immagine onirica di un damerino in tight ma senza pantaloni e visto di spalle... — sfuggono da sempre a ogni definizione. La loro musica è un amalgama in continua evoluzione che deglutisce e rielabora l’elettronica anni ’80 (drum machine e toni cupi), l’energia del punk, melodie pop, ariose orchestrazioni d’avanguardia in cui scivolano fiati dissonanti. Più intellettuali dei Devo, meno eversivi di Residents e Cabaret Voltaire, altrettanto lancinanti dei Suicide.

IL LORO primo capolavoro è ‘No tears’, un disco del 1978 che sull’onda dei ritmi sintetici e della voce straziata di Winston Tong (poi uscito dalla band) divenne un hit delle prime discoteche rock e delle radio ‘alternative’. Il successivo ‘Half-Mute’ (1980) è un classico della new wave dell’epoca, già completamente fuori dall’estetica punk. Originari di San Francisco ma europei d’adozione — hanno soggiornato a lungo in Olanda e Belgio ma anche in Italia hanno un folto nucleo di aficionados — i Tuxedomoon hanno goduto di un relativo successo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, anche in virtù di una certa aura intellettuale per i loro interessi verso la letteratura europea, il futurismo e l’occultismo. ‘Desire’ (1981, con l’indimenticabile ‘Jinx’, altro hit dell’epoca), ‘Holy wars’ (1985) e ‘The ghost sonata’ (1991) sono i migliori episodi della loro produzione, largamente made in Europe, inframmezzati da prove soliste e collaborazioni (nel 1982 la colonna sonora dello spettacolo ‘Divine’ di Maurice Bejart). Dopo episodi alterni, pause e scissioni, il gruppo si ritrova nel 2004 per ‘Cabin in the sky’ e quest’anno è la volta di ‘Vapour trails’.

postato da: ecarchive alle ore 18:22 | link |
categorie: musica
lunedì, 29 ottobre 2007

Domenica a Predappio

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28 ottobre 2007, immagini dal raduno a Predappio davanti alla tomba di Benito Mussolini in occasione dell'anniversario della marcia su Roma.

foto di Sante Montanari non riproducibili senza l'autorizzazione dell'autore

 Altre storie, altri personaggi della terra di Benito Mussolini sul blog Ducelandia

postato da: ecarchive alle ore 15:02 | link |
categorie: mussolini

Super stipendi ai dirigenti degli enti locali

di EMANUELE CHESI
NON HANNO battuto ciglio quando l’ex capo del settore ambiente Tolmino Giunchi n’è andato in pensione. Ma in cuor loro hanno esultato di sicuro i dirigenti della Provincia di Forlì-Cesena. L’addio precipitoso di Giunchi, incappato nell’inchiesta sugli smaltimenti illegali di fanghi pericolosi, ha allargato infatti la loro fetta di torta. Una torta da mezzo milione di euro all’anno (il vecchio miliardo di lire, che fa più effetto). E’ il fondo di incentivazione che ogni anno viene spartito tra i quindici dirigenti della Provincia. Un ‘premio’ in aggiunta allo stipendio che non diminuisce neanche se qualcuno va in pensione. E così chi resta guadagna di di più. Anche trentamila euro oltre alla paga base. Tutto regolare, tutto lecito, tutto previsto dal contratto nazionale di lavoro. Ma quanto rosicamento per gli impiegati ‘comuni’ che faticano a portare a casa 1.200 euro al mese...
Quando si parla di costi della politica e di casta, si sorvola sulla giungla dei compensi degli alti dirigenti degli enti pubblici. Per molti vale ancora lo stereotipo del dipendente pubblico che lavora poco e guadagna poco. Mica vero. Almeno in quanto a retribuzione, alcuni dirigenti di Comune e Provincia non hanno nulla da invidiare ai manager delle società private. Ma la valutazione della loro produttività è alquanto nebulosa e risente di meccanismi che, in un modo o nell’altro, fanno sempre riferimento alla politica.
Lo stipendio dei dirigenti pubblici è un organismo complesso. E’ formato da tre parti: la paga base (40 mila euro annui); una retribuzione di posizione che varia in virtù del ruolo ricoperto.

QUESTA SECONDA voce è determinata da diversi indicatori come il numero dei dipendenti dell’ufficio e le responsabilità (da 10 mila a 44 mila euro annui). Infine c’è la retribuzione di risultato, quella che dovrebbe premiare la produttività. Negli enti esiste un apposito nucleo di valutazione composto da amministratori e esperti che dà i ‘voti’ ai dirigenti. I voti più alti significano premi più alti (parliamo di diverse migliaia di euro all’anno). E guarda caso le pagelle dei dirigenti pubblici sono sempre eccellenti. Sono quasi tutti ‘primi della classe’. Anche perché abbassare i voti a qualcuno significherebbe automaticamente alzare il premio degli altri. Scoppierebbe una rivoluzione!
I ‘premi’ in aggiunta allo stipendio sono in quota a un fondo per l’incentivazione che per legge non può diminuire da un anno a un altro. Per la Provincia il fondo ammonta a 531 mila euro (dati 2006) e va spartito tra una quindicina di dirigenti, un numero tra l’altro decisamente inferiore a quelli delle altre province emiliano-romagnole. Oltrepassa invece il milione di euro il fondo a disposizione dei 33 dirigenti del Comune di Forlì. Grazie a questi meccanismi gli stipendi dei dirigenti comunali possono facilmente raddoppiare. Ma non è ancora finita. La legge Merloni ha introdotto infatti qualche anno fa un ulteriore sistema di incentivazione, un altro premio agli uffici che progettano internamente le opere, in maniera da scoraggiare il ricorso a progettisti esterni. Così circa il 2% del valore di ogni opera viene assegnato al settore che ne ha curato la realizzazione. Prendiamo un parcheggio da un milione di euro: il dirigente del settore competente e i suoi collaboratori si spartiscono la bellezza di ventimila euro.

CON QUALI CRITERI? Lo decide il dirigente stesso, che così premia a cascata tutti i suoi dipendenti. Ma questo meccanismo premia ovviamente i settori più legati alle opere pubbliche, mentre gli uffici di gestione finanziaria e gli altri servizi restano a bocca asciutta. E se un ente pubblico progetta e realizza molto (o fa molte rotonde...) il dirigente responsabile si porta a casa qualche altra decina di migliaia di euro all’anno. Stipendio triplicato, nel rispetto della legge e del contratto di lavoro.

dal Resto del Carlino Forlì del 28 ottobre 2007

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categorie: politica
lunedì, 01 ottobre 2007

L'assessore sponsorizza una gita a Cuba

«LA STRUTTURA della Provincia al servizio di interessi di parte» denuncia il consigliere Vittorio Dall’Amore di Alleanza nazionale. Il caso è quello di una circolare interna partita dall’ufficio dell’assessore Iglis Bellavista (Rifondazione comunista) per promuovere la partecipazione a un viaggio a Cuba, in occasione dell’esposizione alla ‘Settimana della cultura italiana’ di una mostra promossa dalla Provincia di Forlì-Cesena. L’evento si terrà all’Avana a partire dal 25 novembre. Per informazioni viene allegato un volantino dell’agenzia viaggi ‘Obulacco’ di Sarsina con l’indicazione di un numero di cellulare accanto al nome ‘Pier Giorgio’. Il numero è lo stesso di quello in uso a Pier Giorgio Poeta, consigliere provinciale di Rifondazione comunista. «Un assessore — dice Dall’Amore — approfitta così degli uffici provinciali per sponsorizzare l’agenzia viaggi di un suo compagno di fede. Allo stesso modo qualche anno fa l’assessore Zanetti fece propaganda elettorale in ambiente scolastico al presidente Bulbi. Poi si scusò e tutto finì a tarallucci e vino. Questi politici ritengono che gli enti pubblici siano di loro proprietà, ma la vera responsabilità ricade su Bulbi, disattento in quanto impegnato a Roma e nella campagna elettorale del Pd».
postato da: ecarchive alle ore 10:48 | link |
categorie: politica

Meno poltrone nelle società partecipate

di EMANUELE CHESI
STAVOLTA la Finanziaria non farà piangere solo i contribuenti: anche i politici corrono il rischio di versare qualche lacrimuccia. Almeno quelli che perderanno la poltrona a causa del provvedimento governativo che prescrive un sostanzioso taglio dei componenti dei consigli di amministrazione. Nel mirino sono una pletora indescrivibile di società controllate totalmente o in parte da Comuni, Province e Comunità montane. Enti con bilanci sostanziosi che esplicano funzioni fondamentali e semisconosciute agenzie di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno. Com’è facile immaginare, i nei consigli d’amministrazione (più o meno lautamente retribuiti) si rincorrono spesso gli stessi nomi che fanno capo ai partiti politici. Accanto a manager capaci e volenterosi, i cosiddetti enti di secondo grado accolgono amorevolmente politici di seconda fila (quelli che sostengono i big), amministratori ‘trombati’ o prepensionati, amici degli amici da accontentare con uno strapuntino e una scrivania, un ruolo di visibilità pubblica e il solito gettone di presenza.

IL TAGLIO delle poltrone limita a tre componenti il consiglio di amministrazione delle società partecipate con un capitale inferiore a due milioni di euro. Per le altre sono previsti cinque componenti. Cinque è anche il numero massimo dei rappresentanti dei soci pubblici nelle aziende miste. Restano fuori dall’applicazione della norma le società quotate in Borsa come Hera. Altre importanti aziende come Sapro sono già linea con le indicazioni governative
Tra le società forlivesi più note, il taglio più sostanzioso sarà per Romagna Acque, che attualmente conta su un consiglio d’amministrazione di 13 membri. L’ente presieduto dalla diessina Ariana Bocchini (insediata automaticamente a Ridracoli dopo aver concluso il mandato di sindaco a Bertinoro) dovrà dimagrire fino a cinque membri. E dovendo accontentare le pretese di rappresentanza di tre provincie e di tutti i comuni romagnoli (e sullo sfondo, dei partiti) è facile prevedere un bagno di sangue. Anche perché ogni membro del consiglio percepisce un compenso annuo di 15 mila euro (aumentati giusto nel 2007) e un gettone di 135 euro per ogni seduta. Per l’anno 2007 è stato elevato anche il compenso al presidente: 83.700 euro. Destino singolare per l’appena costituita Casa Artusi: il consiglio d’amministrazione dovrà scendere da cinque a tre membri, avendo un capitale inferiore a due milioni di euro.

DIMAGRIMENTO in vista anche per il Centro Ricerche Marine (presidente Attilio Rinaldi) e per il Centro Produzioni Animali (presidente Giuseppe Veneri) che dovranno adattarsi a consigli dimezzati. La società di promozione e commercializzazione turistica L’Altra Romagna (65 mila euro di capitale sociale, partecipata dalle province romagnole, le comunità montane e diversi enti economici)dovrà ‘contenersi’ a cinque membri del consiglio d’amministrazione. Ora sono ben otto, compresi il presidente Orazio Moretti (assessore provinciale diessino, 13 mila euro annui di compenso) e il vicepresidente Pierlorenzo Rossi (20 mila euro annui).
Spariranno due poltrone anche nella società aeroportuale ‘Promozione e Turismo’, che anche nel 2006 ha chiuso con un pesante passivo (245 mila euro) ed ora è stata affidata alla presidenza di Maurizio Fussi (17 mila euro all’anno), sistemato al volo dopo aver lasciato lo scranno di sindaco di Castrocaro. Va incontro a un dimezzamento secco inoltre la Serinar, la società di sostegno al polo universitario presieduta da Piero Gallina, ex presidente della Provincia.
Un voto positivo infine (a parte la voragine di bilancio ereditata dal passato), va sicuramente all’azienda dei trasporti E-bus, dov’è rimasto solo l’amministratore unico Ubaldo Marra (45 mila euro annui). Ma il caso più spinoso è senza dubbio quello della Fiera di Forlì. Avendo una composizione societaria mista pubblica e privata, la Fiera rientra nelle maglie della legge per la composizione del consiglio, cadendo però nella tagliola del comma che prevede l’ineleggibilità degli amministratori che hanno firmato tre bilanci in rosso. E il passivo 2006 ‘contenuto’ a 152 mila euro non basta certo a sanare le voragini precedenti. Il presidente Romeo Godoli (24 mila euro annui) e il vicepresidente Bruno Greppi (20 mila euro annui) sarebbero così costretti a lasciare l’incarico.

I TEMPI per l’adeguamento alla normativa sono stretti (novembre 2007) anche se l’Anci (l’associazione dei Comuni) sta battendo tutte le strade per ottenere un’applicazione più ’soft’. A far da detonatore alla soluzione finale della crisi potrebbe però essere il calore della polemica politica: l’opposizione punta infatti il dito verso Godoli evidenziando l’inopportunità politica del suo ruolo di rappresentante del Comune nella Fiera e, allo stesso tempo, controparte dell’ente come presidente della società Punta di Ferro interessata alla costruzione dell’ipermercato di Pieveacquedotto.

dal Resto del Carlino del 30 settembre 2007

postato da: ecarchive alle ore 10:46 | link |
categorie: politica